È bene che siano chiare le regole da seguire, ed è tempo di sfatare il mito del
pescatore istintivo, del "pescatore nato", tanto caro alla letteratura
italiana e altrettanto lontano dalla mentalità inglese, perché conduce a
pensare che il successo nella pesca sportiva sia un dono soprannaturale, un
destino riservato a pochi. Vediamo allora come arrivare ad avere
un'attrezzatura bilanciata seguendo un approccio non istintivo, ma
razionale. È importante sottolineare come ogni battuta di pesca richieda una
specifica bilanciatura; ciò non significa automaticamente che un pescatore
debba possedere decine di canne e mulinelli per adattarsi ad altrettante
situazioni, perché nelle nostre acque possono essere individuate non più di
tre circostanze tipo che richiedono una differente attrezzatura. Il fattore
chiave in ogni caso è la distanza di lancio. Perché? Dopo
aver scelto il corso d'acqua in cui recarsi a pescare, è necessario porsi la
domanda: "a che distanza da riva stazionano o si cibano i pesci che desidero
catturare?". La risposta condizionerà la scelta del galleggiante e, di
conseguenza, il diametro della lenza e il tipo di canna da montare.
Addirittura è possibile, entro certi limiti e ricorrendo alla pastura,
spostare un banco di pesci e pescare così alla distanza desiderata. Le 3
fasce determinate dalla linea dei 20 e 40 m da riva sono ovviamente
indicative, ma sono fondate su anni di esperienza di pesca in tutta Italia e
su alcune ragioni di natura tecnica. I 20 m rappresentano il limite oltre il
quale non è possibile lanciare esche sfuse (bigattini, casters, mais,
canapa). 1 40 m sono un confine al di là del quale è molto raro dover
pescare. t ovvio che ciò è riferito alla pesca per diletto, mentre nelle
competizioni è frequente la necessità di lanciare a 60 m e più da riva.
Naturalmente esisteranno eccezioni a questa casistica-tipo, ma esaminare
tutte le situazioni particolari richiederebbe uno spazio smisurato.
Probabilmente molti si chiederanno perché non è la taglia dei pesci presenti
a condizionare la scelta e la bilanciatura degli attrezzi primari. E'
dimostrato che, con un monofilo dello 0,10 in buone condizioni, pescando
all'inglese si possono catturare pesci di 3-4 kg di peso; considerando la
rarità di tali incontri si può tranquillamente affermare che, nella grande
maggioranza dei casi, la lenza che si usa è sovradimensionata rispetto alle
reali condizioni di carico, prodotte dalle reazioni di un pesce. Per contro,
è molto facile sperimentare la rottura della lenza durante il lancio, fase
in cui la sollecitazione cui è sottoposta dipende in larga misura dal peso
del galleggiante: ecco allora che il diametro del monofilo deve essere
scelto in relazione a quest'ultimo fattore. Per rafforzare questo concetto è
sufficiente un esempio: è più probabile che una lenza dello 0,14 si spezzi
lanciando un galleggiante da 16g che non combattendo con una carpa di 6 kg.
Anche l'azione della canna deve essere adattata alla distanza di pesca;
crescendo quest'ultima si rende necessaria una crescente potenza della
canna. Due sono i motivi di questa relazione: il primo più facilmente
intuibile, consiste nella necessità di lanciare galleggianti dal peso via
via maggiore; il secondo diventa di facile comprensione solo dopo aver
accumulato un poco di esperienza sul campo: la potenza della canna è
direttamente proporzionale alla distanza di pesca, in quanto è la principale
responsabile di una ferrata efficace e di un positivo controllo della
reazione del pesce. Nella fascia fino a 20 m da riva non è necessaria una
grande forza per conficcare l'amo nella bocca del pesce, ma occorre una
canna che ammortizzi l'eventuale eccesso di rapidità nella ferrata e
assecondi la prima esplosiva reazione del pesce. Ecco allora che si dovrà
optare per una canna ad azione morbida o parabolica. Pescando a grande
distanza, invece, la reazione del pesce sarà assorbita dall'elasticità della
lenza, mentre sarà indispensabile una canna ad azione rigida o di punta,
dotata della sufficiente potenza per vincere l'attrito dell'acqua sul filo,
azzerare l'eventuale piccola "pancia" dello stesso e provocare la
penetrazione dell'amo nella bocca del pesce. Per assimilare questo principio
cardine della bilanciatura è consigliabile sperimentarlo direttamente in
acqua. Tutto quanto si è detto finora sulla distanza vale senz'altro anche
per la profondità, nel senso che a grande profondità (oltre 6 m) si pesca
con galleggianti più pesanti, fili di maggior diametro e canne più potenti
rispetto a quando si pesca in superficie.
Al mulinello è stato volutamente riservato l'ultimo posto perché esso è il
più versatile fra i componenti dell'attrezzatura. Con un buon mulinello a
bobina
conica e capacità di almeno 100 m di monofilo dello 0,16, si può pescare a
qualsiasi distanza da riva. Le caratteristiche generali di questo attrezzo
non mutano con il variare della distanza di pesca; è sufficiente dotarsi di
almeno 3 bobine, da caricare con monofili di diametro 0,12, 0,14 e 0,16 per
essere pronti ad affrontare tutte le possibili circostanze. L'unica
eccezione è costituita dal rapporto di recupero, che nella pesca a breve
distanza può essere basso (da 4,5:1 a 5,1:1), non essendovi bisogno di
ridurre i tempi morti dovuti al recupero della lenza senza il pesce
all'altro capo e sfruttando il vantaggio che deriva dalla minore torsione
indotta nella lenza. I mulinelli a elevato rapporto di recupero (6,3:1) sono
ideali per la pesca a grande distanza, ma loro velocità di rotazione genera
spesso torsioni nella lenza, costringendo il pescatore a inserire una
girella nel punto di giunzione fra la lenza madre e il terminale.
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