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Col vivo si insidiano i pesci predatori, quelle specie cioè che vivono a spese dei loro simili di più piccole dimensioni. Non esiste un pesce esca standard, che vada bene per tutti i carnivori, poiché sappiamo bene che a questa categoria appartengono pesci delle più svariate proporzioni e di diverse pretese. Ad un luccio per esempio non potremo offrire lo stesso pescetto con cui insidiamo il cavedano o il persico, ed è ancor più vero il caso contrario! Vediamo dunque di associare logicamente predati e predatori. Il predone per eccellenza, il luccio, predilige "vivi" da 12-15 centimetri, che abbiano una certa consistenza e possano occupare un posto di rilievo nel suo capiente stomaco! Esche più piccole otterrebbero solo di farci allamare luccetti di misura irrisoria. Il pesce ideale per l' esocide è di solito la scardola, che frequenta il suo stesso ambiente, così come il triotto, ma avranno ottima resa pure i cavedanelli, i vaironi (nei fiumi) ed i barbi ( pescando col galleggiante). Il persico trota, pur raggiungendo i tre o quattro chili di peso, è reperibile in genere di taglia assai inferiore, per cui sono consigliabili esche che non superino i 10 centimetri. In quanto alle specie da preferirsi, sono le solite indicate per il luccio. Il persico reale predilige invece: il cobite, pesciolino facilmente catturabile con un retino nelle correntine dei fiumi del piano. In mancanza di cobite però si può sempre orientarci verso l'alborella di 6-7 centimetri, che darà ugualmente buoni frutti. Il cavedano, che non è carnivoro propriamente detto, ma che sa esserlo al momento opportuno, assale pesci- esca della stessa grandezza indicata per il persico reale, cioè 6 centimetri circa. I migliori da usarsi sono: in estate il ghiozzo, il cobite e l'alborella; in inverno il vairone. E nella stagione fredda si possono tranquillamente adoperare vaironi di quasi 10 centimetri, poiché i cavedani invernali sono in prevalenza di grossa mole. Per anguille e bottatrici, va bene qualsiasi pescetto di 7-8 centimetri, purché si abbia l'accortezza di non innescare pesci di fondo che abbiano la brutta abitudine di infilarsi sotto qualche pietra. La grossa trota di fiume è di gusti più raffinati, ed ha una spiccata preferenza per il vairone. Alle trote dei laghetti alpini serviremo invece le sanguinerole.