Ci sono molteplici variazioni sulle tecniche di base finora descritte, e ci
sono tecniche che nulla hanno a che vedere con quelle di base - formano un
settore di pesca a sé, con proprie leggi, una propria filosofia, una propria
scuola.
La pesca a galla è una variante della passata: la lenza è lasciata andare
sulla superficie dell'acqua con pochissima piombatura o anche senza alcuna
zavorra. È una tecnica che va eseguita in corrente, quasi sempre con esche
naturali, in modo da indurre il pesce a ritenere che la libellula, il
grillo, la cavalletta sia appena caduta in acqua.
Si tratta di una pesca a vista, giacché è con l'occhio che si tiene sotto
controllo la lenza e l'esca stessa. Questa tecnica esige esperienza,
sapienza nel controllo di canne e lenza. Ma è divertente e vale la pena
impararla... con buona volontà e pazienza anche negli errori.
Quando si va dietro alla trota per esempio al torrente, e l'acqua è troppo
bassa per l'uso del galleggiante, si può ricorrere a una tecnica chiamata
pesca al tocco. Sulla lenza si appongono alcuni segnali con dei fiocchetti
di lana, opportunamente distanziati tra loro: servono a segnalarci, quando
la lenza è in acqua, sia dove si trova la lenza stessa, sia a quale
profondità sta lavorando. L'abboccata ci sarà segnalata dai lievi tocchi
impressi dal pesce alla lenza. Niente affatto facile, è una tecnica da
imparare con l'esperienza - il segreto sta tutto nel saper tentare la lenza
sotto controllo e nel capire quale sia il tocco della trota e quale il tocco
di un sasso o di qualche altro ostacolo.
Assai praticata nell'Italia settentrionale, ma non solo, è la pesca con la camoliera, in pratica un monofilo con attaccati degli artificiali più o meno
fantasiosi che imitano appunto la camola. Si pesca radente il fondo, nei
laghetti con sufficiente corrente, lasciando che la lenza vada liberamente e
recuperando poi senza fretta. Conviene ricorrere a canne sui 3,5 m e a
mulinelli usati per la pesca a spinning. Quanto alle camole, se ne trovano
in commercio di belle e montate.
Il piombo sarà quello detto lungo (ricoperto in materiale plastico di solito
verde), da attaccare in fondo alla lenza e quindi in coda alla camoliera.
Sui laghi, specie quelli estesi, è possibile insidiare lucci, cavedani di
buona stazza con la tecnica della tirlindana (detta anche cavedanara o
trotiera). E' una pesca alla traina che si effettua utilizzando il movimento
di una imbarcazione: si lasciano calare in acqua diversi cucchiaini
ondulanti, appositamente studiati e fabbricati per questo genere di pesca, i
quali a profondità variabili richiameranno le prede con il loro sfarfallio.
Si adopera un apposito e grosso mulinello che va applicato sul bordo della
barca.
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