La tecnica del legering è nata alla fine degli anni Sessanta in Inghilterra
dall'ingegnosa idea di alcuni pescatori che hanno utilizzato normali
bigodini per capelli, riempiti di esche e zavorrati con la quantità di
piombo necessaria a farli restare ben ancorati sul fondo. Con questo
stratagemma quei pescatori si resero conto che era facile catturare molti
pesci anche in posizioni del fiume molto profonde e solcate da corrente
veloce. I pesci, infatti, attirati delle esche fuoriuscite dal bigodino,
finivano per interessarsi immancabilmente a quelle infilate sull'amo con il
risultato che si può facilmente immaginare. Era così nato il primo
rudimentale pasturatore che ha subito con il trascorrere degli anni una
costante evoluzione sia per quanto riguarda le forme sia per i materiali
impiegati.
La tecnica del legering si è poi diffusa a macchia d'olio in tutti i Paesi
europei, quasi seguendo di pari passo il continuo affinamento produttivo dei
feeders (pasturatori) che sono alla base di questo metodo di pesca da molti
ritenuto (a torto) poco raffinato. Infatti, forse perché un pasturatore non
ha le forme e i colori attraenti di un galleggiante o perché a una prima
occhiata pare uno stretto parente della sedentaria (e a volte noiosa) pesca
a fondo, il legering è rifiutato da molti pescatori.
Un errore di valutazione dettato da un pregiudizio: questa tecnica non solo
fa fare catture impensabili con altre specialità, ma permette allo stesso
tempo di pescare divertendosi.
Il legering è una tecnica elementare: la presentazione dell'esca a qualsiasi
distanza da riva e la rilevazione delle abboccate è così semplice nel
legering, che basterà solo un po' di pazienza e la dovuta attenzione alle
principali regole del gioco per ottenere subito risultati soddisfacenti, gli
stessi che sarebbero molto più ardui da conseguire con altri sistemi di
pesca. Un elemento basilare nel legering è imparare a lanciare nella
direzione voluta, dosando la potenza per raggiungere la distanza necessaria,
ma ancor più importante sarà riuscire a ottenere la ripetizione dei lanci
successivi nella stessa area. Non è altrettanto decisiva, invece, la scelta
del luogo in cui pescare. Mentre alla passata, sia con la canna fissa sia
con la bolognese, la scelta della posizione o del tratto di fiume è spesso
determinante per una proficua battuta di pesca e richiede una buona
conoscenza dei luoghi, la pratica ha dimostrato che non c'è punto di un
corso d'acqua in cui non sia praticabile il legering. Unico requisito è
possedere il noto "senso dell'acqua" per "leggere" l'acqua e capire dove e
come pescarci.
Perché praticarlo?
Vi sono molte risposte possibili a questa domanda, ma una in particolare
risulta la più convincente. Quasi tutti i pesci d'acqua dolce si alimentano
cercando sul fondo il nutrimento. Un sistema di pesca che permetta di
presentare l'esca ben appoggiata al fondale dà quindi maggiori garanzie di
buone catture. Naturalmente una simile presentazione dell'esca non è
possibile solo con il legering, ma è innegabile che spesso le condizioni
atmosferiche avverse (soprattutto il vento) o la presenza di una forte
corrente costituiscono un ostacolo al tentativo dei pescatore di offrire
un'esca statica nel punto esatto in cui è avvenuta la pasturazione e, di
conseguenza, si è lanciata la lenza. Se a tutto ciò si aggiungono le
notevoli difficoltà che si incontrano con i tradizionali sistemi nella pesca
a grande distanza da riva, ecco che il legering diventa l'asso nella manica
nel bagaglio tecnico dei pescatore che sa sfruttarne adeguatamente i
vantaggi. L'errore più comune che si può commettere ricorrendo a questo
metodo è di praticarlo considerandolo una tecnica d'attesa. Pescare a
legering come se si stesse pescando secondo i canoni dei carp fishing o
della tradizionale pesca a fondo dimezza, se non annulla del tutto, le
probabilità di ottenere buoni risultati.
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